BALLATA - Princesa, l’Unica Cosa Autentica che ho Sono i Litri di Silicone. E i Sentimenti

BALLATA 

Princesa, l’Unica Cosa Autentica che ho Sono i Litri di Silicone. E i Sentimenti

10:27, Jan. 12, 2009  ..  Inviato in Notizie dal mondo  ..  0 commenti  ..  Link
Vi siete accorti di come la potente lobby gay ci stia martellando?
Ci sono gay ovunque, a Sanremo, sull’Isola dei Famosi, sui giornali si parla di stilisti gay che evadono le tasse, gay governatori di una regione italiana, sindaci gay; il fatto che questa potentissima lobby non abbia ancora ottenuto nessun risultato e nessun diritto forse significa che non sia poi così potente, ma è meglio sottacere questa scomoda considerazione.
Il fatto più grave è che nella casa del Grande Fratello ci sia un… boh? come si definisce quella cosa?

Dovremmo chiamarla donna, anche se la cosa non vi piace.

I travestiti sono uomini vestiti da donna (Priscilla, la regina del deserto), i transessuali sono uomini che hanno intrapreso il cammino per diventare quello che si sentono, cioè donne, alcuni sulla via si fermano in una tappa intermedia, perché è quello che chiedono i bravi e precisi papà di famiglia, che ricercano sempre più di frequente prostitute con tette a base di silicone ed organo genitale maschile funzionante, aspettando che la giovinezza svanisca, ed il resto dell’operazione si compia.
Dopo questa ultima tappa, il transessuale diventa una donna a tutti gli effetti, giudici e psichiatri permettendo.

 

…Sono la pecora sono la vacca che agli animali si vuol giocare
sono la femmina camicia aperta piccole tette da succhiare

Sotto le ciglia di questi alberi nel chiaroscuro dove son nato
che l’orizzonte prima del cielo ero lo sguardo di mia madre

“che Fernandino è come una figlia mi porta a letto caffè e tapioca
e a ricordargli che è nato maschio sarà l’istinto sarà la vita”

e io davanti allo specchio grande mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi
tra le gambe una minuscola fica…

 

Raramente queste persone hanno un buon rapporto con la società e con la famiglia in particolar modo, per questo la maggior parte è costretta ad andar via di casa e, dovendo sopravvivere, a prostituirsi o contrabbandare droghe e ormoni.

 

…nel dormiveglia della corriera lascio l’infanzia contadina
corro all’incanto dei desideri vado a correggere la fortuna

nella cucina della pensione mescolo i sogni con gli ormoni
ad albeggiare sarà magia saranno seni miracolosi

perché Fernanda è proprio una figlia come una figlia vuol far l’amore
ma Fernandino resiste e vomita e si contorce dal dolore

e allora il bisturi per seni e fianchi in una vertigine di anestesia
finché il mio corpo mi rassomigli sul lungomare di Bahia…

 

Avete mai provato, voi maschietti, ad odiare il vostro pistolino? O meglio come si può sentire un maschio che si vede come un errore, sì, un errore da correggere il prima possibile, guardarvi allo specchio ed odiare le vostre fattezze, non la pancetta o i fianchi larghi, ma il vostro sesso.

Sconvolgente vero?

Ma non è tutto: queste persone sono costrette a sottoporsi ad operazioni difficili e rischiose ed a prendere dosi massicce di ormoni…per tutta la vita.

 

sorriso tenero di verdefoglia dai suoi capelli sfilo le dita
quando le macchine puntano i fari sul palcoscenico della mia vita

dove tra ingorghi di desideri alle mie natiche un maschio s’appende
nella mia carne tra le mie labbra un uomo scivola l’altro si arrende

che Fernandino mi è morto in grembo Fernanda è una bambola di seta
sono le braci di un’unica stella che squilla di luce di nome Princesa

a un avvocato di Milano ora Princesa regala il cuore
e un passeggiare recidivo nella penombra di un balcone

o matu (la campagna) o cèu (il cielo) a senda (il sentiero) a escola (la scuola)
a igreja (la chiesa) a desonra (la vergogna) a saia (la gonna) o esmalte (lo smalto)

o espelho (lo specchio) o baton (il rossetto) o medo (la paura) a rua (la strada)
a bombadeira (la modellatrice) a vertigem (la vertigine) o encanto (l’incantesimo)

a magia (la magia) os carros (le macchine) a policia (la polizia)
a canseira (la stanchezza) o brio (la dignità) o noivo (il fidanzato)

o capanga (lo sgherro) o fidalgo (il gransignore) o porcalhao (lo sporcaccione)
o azar (la sfortuna) a bebedeira (la sbronza) as pancadas (le botte)

os carinhos (le carezze) a falta (il fallimento) o nojo (lo schifo)
a formusura (la bellezza) viver (vivere)

 

Sono come prigionieri di un corpo che non sentono proprio. Sono transessuali e soffrono del disturbo dell’identità di genere. Avvertono un disagio tale da non riconoscere come propri gli organi sessuali di cui sono dotati. “E in alcuni casi il rifiuto è tanto forte – spiega la dottoressa Laura Schiati, psicologa e sessuologa del Centro per la diagnosi e la terapia dei Disturbi d’Identità di Genere (CeDig) di Trieste – da portare queste persone ad affrontare un lungo e difficile cammino che termina con un intervento di riattribuzione chirurgica del sesso”. In Italia per fare l’operazione è necessaria una perizia psichiatrica che accerti la presenza del disturbo, il via libera di un tribunale e l’iscrizione in una lista d’attesa delle strutture pubbliche che praticano la correzione chirurgica. Una volta effettuato l’intervento, il transessuale deve rivolgersi nuovamente al tribunale per chiedere il cambiamento di stato anagrafico. Solo a quel punto il giudice può operare la correzione dei documenti, per sesso e per nome.

Un’operazione irreversibile. Dopo l’intervento di riconversione degli organi sessuali non si torna indietro, non si possono avere figli e, poiché c’è l’esportazione dei testicoli e delle ovaie, è necessario seguire una terapia ormonale per tutta la vita. “Ma – spiega il prof. Carlo Trombetta, dell’Istituto Clinica Urologica dell’ospedale Cattinara di Trieste e responsabile del CeDig – nessun chirurgo può pensare di operare in maniera irreversibile una persona senza il consenso del tribunale”. Proprio la legge infatti (la 164/1982) prevede che solo un giudice, una volta valutata la diagnosi di transessualismo da parte di uno psicologo, di un sessuologo o di uno psichiatra e gli esami clinici completi, può autorizzare l’intervento. “Attualmente in Italia – afferma il prof. Trombetta – è possibile operarsi in diverse strutture pubbliche specializzate come l’ospedale Cattinara di Trieste, l’Ospedale le Molinette di Torino, il S. Orsola- Malpighi di Bologna, il San Camillo di Roma, la Clinica urologica dell’Università di Bari e il Policlinico Federico II di Napoli”. Anche a Perugia veniva praticata la riconversione chirurgica degli organi sessuali, ma come racconta il professor Trombetta, la struttura ha smesso da tempo.

 

Il test di real life. Arrivare all’intervento non è facile. “È necessario prima di tutto un test di real life – spiega la dottoressa Scati – che permetta ai medici di diagnosticare il disturbo dell’identità di genere. Il paziente viene seguito da uno psichiatra e da un endocrinologo che gli somministra una terapia ormonale sostitutiva: estrogeni e anti-androgeni per l’uomo che si sente donna, e testosterone per la donna che invece si sente uomo”. Soltanto così la persona affetta dal disturbo può mettersi alla prova con se stesso e iniziare a vivere diversamente il proprio corpo. “Dopo il test di real life, che dura in media un paio d’anni, – continua la dottoressa Scati – lo psichiatra effettua la diagnosi che poi il tribunale valuterà”. Il test, la diagnosi e la sentenza del Tribunale vengono eseguite nella propria regione mentre per l’intervento chiunque può iscriversi nelle liste d’attesa di ciascuno dei centri specializzati. “Prima dell’intervento, che è completamente a carico del Servizio sanitario nazionale, – continua la Schiati – si può attendere anche un paio d’anni. In alternativa il paziente può chiedere l’operazione in intramoenia ma il costo è di circa 15mila euro”.

L’intervento. “Il fenomeno è molto di nicchia, – spiega il professor Trombetta – basti pensare che in Italia un uomo ogni 12mila e una donna ogni 30mila abitanti soffrono del disturbo dell’identità di genere”. Se al Cattinara di Trieste si eseguono in media trenta operazioni all’anno, negli altri centri la media è più bassa. Anche l’Azienda ospedaliera di Parma ha appena iniziato e qui proprio il professor Carlo Trombetta, del Cattinara di Trieste, con l’equipe del professor Pietro Cortellini, primario dell’unità operativa di urologia dell’ospedale di Parma, ha eseguito la prima operazione. Il dottor Antonio Barbieri, dirigente medico dell’unità di urologia di Parma, ci spiega l’intervento. “Servono cinque ore di sala operatoria per adeguare il corpo della persona al genere cui si sente di appartenere.

Nella conversione uomo-donna, che è il più frequente, c’è l’asportazione del pene e dei testicoli, il modellamento del seno e l’operazione per modulare la voce. La neovagina è un organo sensibile e parafisiologico. Negli interventi di transizione da donna a uomo si eliminano mammelle, utero e ovaie, e si esegue una falloplastica utilizzando la cute dell’addome, ma il neopene non è sensibile e non ha erezione, a meno che non venga inserita un protesi biocompatibile”. La parte del chirurgo finisce qua. Poi spetta allo psicoterapeuta aiutare il paziente ad accettarsi e ad accettare la nuova vita. “La difficoltà a quel punto – conclude la Scati – è tirare le somme tra aspettative e risultati e superare i pregiudizi ancora troppo diffusi”.
Adele Sarno

 

Mi chiamo Agrado perché tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri… oltre che gradevole sono molto autentica.
Guardate che corpo… tutto su misura. Occhi a mandorla 80 mila. Naso, 200 buttateli tutti perché l’anno dopo me l’hanno ridotto così con un’altra bastonata. Tette, due, perché non sono mica un mostro, però le ho già super ammortizzate. Silicone…naso, fronte, zigomi, fianchi e culo. Un litro sta sulle 100 mila, perciò fate voi il conto perché io già l’ho perso. Limatura della mandibola 75 mila. Depilazione definitiva col laser, perché le donne vengono dalle scimmie quanto l’uomo, sino a quattro sedute, però se balli il flamenco ce ne vogliono di più è chiaro. Quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica signora mia…e in questo non bisogna essere tirchie, perché una più è autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa.

Tutto su mia madre.


 

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