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Berlusconi è stato un Presidente del Consiglio fuori legge.



L’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi così si è espresso in merito al disegno di legge Gentiloni: ”E’ un piano criminale e una aggressione contro Mediaset, in odio al leader dell’opposizione. Porterò in piazza 5 milioni di persone‘. Tale dichiarazione ci fa rendere conto dell’importanza di una legge dello Stato che compartecipa, insieme ad altre, alla tutela della democrazia e che purtroppo è stata evasa. Il risultato, checché se ne dica, è un evidente conflitto d’interessi. Sto parlando dell’ormai famosa legge numero 361 del 1957 che prevede la ineleggibilità in Parlamento dei titolari di concessioni pubbliche di rilevante interesse economico e finanziario.
Nei pochi mesi di gestione di questo mio piccolo spazio sulla Rete più volte mi è stato detto da alcuni bloggers (tendenti al cdx) di non essere concordi con tale provvedimento poiché, a loro avviso, non necessario.
Ebbene in questi giorni possiamo notare, qualora ve ne sia ancora bisogno, quanto in realtà questa loro interpretazione sia errata e quanto invece sia importante il rispetto di questa legge.
Un politico, proprio a causa della sua possibilità di legiferare direttamente, non dovrebbe essere titolare di concessioni pubbliche considerando che questo dovrebbe agire a salvaguardia dell’interesse pubblico e non solo del proprio. E’ ovvio che qualsiasi parlamentare, figurarsi il Presidente del Consiglio, che si trovi ad essere concessionario da parte dello Stato, avrà anche la possibilità di intervenire a favore della propria ”concessione” a scapito della concorrenza e del libero mercato, quindi a scapito di tutti.
Quando la giunta parlamentare per le elezioni si pronunciò non tenendo conto di questa legge, contribuì in maniera determinante a questa situazione paradossale in cui il capo dell’opposizione, nonché proprietario di Mediaset (azienda che, a sua volta, ha più volte violato alcune leggi sulle telecomunicazioni), si pronuncia relativamente ad un disegno di legge parato, tra le varie cose, alla riduzione delle frequenze analogiche destinate ad una sua rete, (come anche auspicato dal tribunale europeo) definendolo ”piano criminale”. Faccio presente che in qualsiasi altre democrazia del mondo, esistono leggi che stabiliscono un limite anche per quanto riguarda il possesso delle televisioni.
Da ciò concludo affermando che definire ”criminale” questo disegno di legge è quanto mai fuori luogo, inopportuno, nonché senza alcun senso.

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