Cesa che bella persona

Deontologia‘Applicatevi nel rispetto della deontologia professionale’
(Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, appello a giornalisti ed editori, Corriere della Sera, 18 marzo 2007).

‘Intendo puntualizzare alcuni episodi che non ho riferito al pm. Episodi analoghi a quelli che mi sono stati contestati e che non ho riferito perché, per comprensibili ragioni, ero stordito e frastornato. Oggi mi sento più sereno e intendo svuotare il sacco… In quanto aderente alla corrente forlaniana ricevetti un notevolissimo sostegno da parte dei big della corrente stessa, il che mi portò all’elezione nel Comune e a farmi conoscere nell’ambiente degli imprenditori come democristiano particolarmente collegato con Forlani e in particolare con Prandini… Naturalmente le conseguenze sono comprensibili: dal giorno della mia elezione a consigliere le richieste che mi piovevano addosso erano continue… Richieste di miei interventi al ministero dei Lavori pubblici per la sistemazione delle faccende più svariate… un mio paesano di Arcinazzo, dipendente della società Gico dell’ingegner Ugo Cozzani: mi disse che l’ingegnere voleva parlarmi. Gli risposi che ero disponibile. Si trattava di ottenere dal ministero l’inserimento all’ordine del giorno e quindi la conclusione della pratica mediante trattativa privata e consequenziale affidamento dei lavori… Chiesi al ministro che cosa dovevo riferire al Cozzani e mi sentii rispondere che gli dovevo chiedere il 5 per cento dell’importo dell’appalto. Dopo qualche Cda dell’Anas, i lavori furono affidati al Cozzani… Io prelevai la borsa che mi consegnò contenente il denaro e di cui non contai il quantitativo . Da solo mi portai nell’ufficio del ministro, nelle cui mani consegnai la capiente borsa. Trattavasi di una borsa in plastica rigida di colore grigio piuttosto spessa. Quando scesi, subito dopo, andai con il Cozzani a consumare un caffè. Al ministro dissi semplicemente, nel consegnargli la borsa, che si trattava del ‘pensierò del Cozzani per il lavoro che stava ancora espletando… Ovviamente ricevetti delle contropartite politiche da parte del ministro che sovvenzionava le nostre iniziative politiche… Ebbi modo di conoscere un giovane a Roma, Furio Monaco, vicepresidente dei giovani imprenditori edili, il quale mi pose una serie di problemi di carattere generale relativi a vicende urbanistiche. Mi chiese se potevo ricevere suo padre, titolare dell’impresa Monaco. Risposi affermativamente. Dopo un certo lasso di tempo, il padre venne da me e mi disse che aveva dei lavori stradali in Basilicata ed era in attesa dell’affidamento dei lavori dall’Anas. Fu cosí che ne parlai con il ministro il quale (dopo che i lavori furono affidati) mi rispose che dovevo chiedere il 5 per cento. Il Monaco, cui riferii quanto puntualizzato dal ministro, portò nel mio studio privato una busta di carta rigida sigillata contenente il denaro destinato al ministro e da me a questi consegnata senza neppure aprirla… Il Petrucco mi disse che era in attesa dell’affidamento di due lavori e che si trovava in una situazione molto delicata finanziariamente: aveva bisogno di lavoro perché altrimenti avrebbe dovuto licenziare i suoi dipendenti e mi pregò di intervenire presso il ministro affinché i lavori gli venissero affidati… Io passai al ministro un appunto, ma questi mi disse che non era il caso di interessarmi alla pratica. Sta di fatto però che, dopo qualche consiglio di amministrazione, la pratica fu approvata… Dopo l’affidamento, Petrucco ritornò da me e mi disse che lui riteneva di mantenere rapporti diretti con il sottoscritto, anche per eventuali ulteriori affidamenti di lavori per cui, mentre i suoi soci avevano provveduto a versare il quantum convenuto con il loro canale, lui pensava di versare il quantum di sua spettanza a me perché lo destinassi al ministro Prandini. Ricordo che una prima volta il Petrucco venne da me, nei miei uffici privati, e mi consegnò una cartella rigida contenente denaro, il cui importo non mi fu detto né io lo contai. Cartella che io, senza nemmeno aprirla, portai al ministro e nelle cui mani consegnai. La seconda volta mi telefonò, venne di nuovo nel mio studio privato con una cartella analoga come la prima, era sigillata con dello scotch, e che parimenti portai al ministro. Ancora una volta non so dire l’importo della somma consegnatagli’ (on. Lorenzo Cesa, leader dell’Udc, a un gip del Tribunale di Roma, marzo 1993).


(21 marzo 2007)

 

Fonte: repubblica.it

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