Costanzo lo scippatore

Un golpetto all’amatriciana

Da qualche giorno impazza a Roma e sul web una succulenta polemica attorno al Teatro Brancaccio, la cui direzione artistica è repentinamente passata da Gigi Proietti a Maurizio Costanzo, divenendo così direzione e basta. Il perchè è presto detto: nel calendario della stagione 2007/2008 doveva essere inserito lo spettacolo ‘A un passo dal sogno‘, proposto appunto da Costanzo, che ricalcava l’esecrabile programma ‘Amici di Maria de Filippi‘. Proietti aveva anche accettato, ma prevedendo 5 settimane di programmazione e non 6, come invece il conduttore aveva chiesto. E se gentilmente non si ottiene, avrà pensato il Maurizio nazionale, forse è meglio chiagnere: detto fatto il padrone del Brancaccio ha nominato Costanzo nuovo direttore artistico, senza ricontrattare con Proietti il cui contratto finiva il 31 luglio. La decisione ha sorpreso non solo l’attore, ma anche il Comune di Roma che con il teatro aveva tutta una serie di convenzioni ora messe a rischio da questa ‘novità‘ non certo accolta nel migliore dei modi. Proietti, intanto, ha sbattuto la porta proferendo quella che ormai è già una battuta cult, ovvero ‘Io lavorare per Costanzo? Piuttosto me faccio frate’.

Anche Walter Veltroni si è schierato a favore del comico, soprattutto perchè – come tutti sanno – Costanzo è amico di D’Alema (in realtà è amica omnium, ma di D’Alema in particolar modo). Ma a parte le posizioni di comodo, la nuova nomina espone il teatro ad un rischio concreto, ovvero che la qualità artistica del cartellone decada inesorabilmente, sommersa da una serie infinita di spettacolini pret-à-porter sorretti da insignificanti ‘attori-cantanti-ballerini’ usciti da questo o quel reality show. O magari dalla scuola di Costanzo, o magari dalla sua scuderia o perchè no, proprio da casa sua. Insomma, se per una sola misera settimana il noto conduttore è riuscito a prendere possesso del teatro con ‘un golpetto all’amatriciana’ (Proietti dixit), non conviene immaginare cosa riuscirà a fare della prossima stagione. E la paura per le sorti del Teatro cresce se si tiene conto del fatto che Costanzo è andato in giro a dire che il Brancaccio è un’impresa privata e che deve avere quindi logiche imprenditoriali: Costanzo di queste logiche ne sa molto, essendo stato il fondatore del periodico Occhio, finanziato da Licio Gelli (che Costanzo aveva ‘intervistato’ poco tempo prima per il Corriere della Sera), che fallì più che miseramente nel 1981. Un’alleanza fra privati ribadita dall’avvocato De Gasperis che rappresenta Alessandro Longobardi, grande appassionato di teatro, direttore artistico della Sala Umberto e responsabile del Brancaccio, a cui ‘fa piacere poter entrare nell’associazione di Costanzo «Voglia di teatro», stabilire un gemellaggio tra la sua Sala Umberto e il Parioli di Costanzo, magari allargando anche al Brancaccio questa alleanza tra privati.’ Capito, eh?

 

Comunque, anche tralasciando ‘la direzione privata’, resta aperto il problema del cartello, dato che  molte delle compagnie che avevano già dato la loro disponibilità a Proietti, senza di lui hanno deciso di non esibirsi più. Mentre, quindi, il comico aveva già in mano un programma ben preciso, Costanzo non sa nemmeno quando piazzare il suo spettacolo. Senza contare i buchi di programmazione, anche se per quelli non sarà certo difficile, per un uomo dallo spessore di Costanzo, trovare una soluzione: magari, direttamente dalla Fascino srl (la società ‘de casa’), potremo assistere alla rilettura dei classici del teatro come, chessò, La traviata. Nella nuova versione Violetta non morirebbe di tisi, ma darebbe un senso alla propria vita partecipando a ‘Uomini e donne’ e sposandosi con un fotomodello. Senza parlare di Amleto, che messi al bando veleni demodè, risolverebbe la singolar tenzone familiare comodamente seduto sullo scranno di ‘C’è posta per te’. Insomma, una vera rivoluzione culturale, proprio quella che l’Italia si merita. Per dirla alla Mandrake: ‘a Costa‘, ‘Li mortacci tua’

 

Fonte: giornalettismo.ilcannochiale.it

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