Volontè prima e dopo, ma anche Storace non scerza

Il commento dei colleghi sulle dimissioni di Cosimo Mele
I parlamentari: «Bravo ad ammettere»
 
Diliberto fuori dal coro usa parole molto pesanti: «Ora voglio vedere come voterà sulla sacralità della famiglia»
 
ROMA — Quando succedono questi incidenti di percorso i colleghi del malcapitato vengono assaliti spesso da un buonismo di maniera. Per cui bene ha fatto l’onorevole Cosimo Mele ad autodenunciarsi, anche se non era obbligato, ma poi in molti, tra deputati e senatori, raccomandano di fare attenzione a non scadere nel populismo e nell’antipolitica. Fa eccezione il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, che usa parole molti pesanti: «Voglio vedere come voterà sulla sacralità della famiglia uno che va per puttane e che si droga». All’inizio il più duro di tutti era stato Luca Volontè, il capogruppo dell’Udc alla Camera: «Chi si droga non può legiferare, chi è complice dello sfruttamento della prostituzione non può parlare di famiglia, figli, diritti umani. Un deputato al droga party con due prostitute? Si faccia avanti». Poi, quando Mele fa il passo decisivo, Volontè attenua i toni: «Spero che Mele ora passi molto tempo con la sua famiglia. Certo ognuno di noi ha una vita privata e può fare degli errori. Ma bisogna pure vedere quali sono questi errori soprattutto ora che Mele ha chiarito di non avere fatto uso di stupefacenti».
Mercoledì mattina, alla Camera, il segretario Cesa, il presidente Casini, Volontè e tutti gli altri parlamentari del gruppo si metteranno in fila davanti all’ambulatorio allestito dal partito per fare il test antidroga ai parlamentari dopo che la commissione Affari costituzionali ha di recente bocciato una proposta di legge in tal senso presentata dall’Udc. «Ci vado anch’io a farmi il test», annuncia il senatore Francesco Storace che dice di non aver mai conosciuto il collega Mele: «Certo, ha fatto una figuraccia ma dal momento che si è autodenunciato ha fatto una figura migliore di Sircana, il portavoce di Prodi che ha tentato di negare fino in fondo». Storace prova a trarre una conclusione: «Sono contento per Mele che sostiene di non aver nulla a che fare con la droga. Ma allora, se le cose stanno così, perché si vuole dimettere? » Nell’estrema sinistra batte un cuore garantista: «Mele non era obbligato ad autodenunciarsi ma ha comunque fatto bene ad uscire allo scoperto», dice Giovanni Russo Spena (Prc).
Il problema, semmai, non è la droga e neanche il sesso a pagamento: «E’ la sobrietà dei comportamenti, lo stile di vita: perché l’eletto deve vivere come il popolo. Qui invece vengono a Roma e poi si mettono a fare i festini», taglia corto il capogruppo di Rifondazione al Senato. Maurizio Gasparri (An) non se la sente di girare il coltello nella piaga: «Certo, siamo personaggi pubblici, Mele ha fatto bene a autodenunciarsi ». L’outing a mezzo stampa del deputato Mele è arrivato al termine di un pomeriggio molto concitato e la più accanita persecutrice del malcostume parlamentare è sembrata la senatrice di Forza Italia Maria Burani Procaccini: «E’ doveroso che venga fuori. La gente deve sapere chi è costui». Il sottosegretario all’Economia, Paolo Cento (Verdi), la vede sotto un altro punto di vista e denuncia l’ipocrisia che regna in Parlamento: «Facciamo allora un bel test antidroga ai senatori e ai deputati e faremo cadere questo muro di menzogna. Perché il ceto politico finisce per essere proibizionista con gli altri e libertino con se stesso ».
Dino Martirano
30 luglio 2007
fonte: corriere.it

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