Nulla di fatto, non ci sono colpevoli…complimenti

La Stampa, 27 set 07

 

ARCHIVIATO IL CASO DEL MINORENNE SUICIDA DI TORINO


Il PM: ‘Lascia perplessi che diventi un’icona gay un ragazzo che non era tale’

di ALBERTO GAINO

Matteo è morto precipitando dal quarto piano della sua abitazione, in corso Luigi Einaudi 63, verso le nove di mercoledì 3 aprile 2007». La richiesta di archiviazione del suicidio di un ragazzo di 15 anni chiarisce i reali contorni di una vicenda drammatica che, sostiene il procuratore capo Marcello Maddalena, doveva essere «raccontata con toni diversi, senza tutta l’insistenza che c’è stata, e con maggior attenzione per i fatti e pietas per la memoria dei morti e per il dolore dei vivi».
Il pm Paolo Borgna, titolare dell’inchiesta, dà alle prime righe un taglio di cronaca: «Matteo è stato visto da una una vicina di casa, pochi istanti prima della caduta, mentre stava in piedi sulla ringhiera del balcone di casa». Particolari inediti. Come quando il ragazzo scrive la lettera d’addio ai genitori e ai fratelli, terminata a notte fonda: «Non ho studiato perché (lui scrive xk) stavo premeditando il mio suicidio…».
Poi il magistrato entra nel merito: «L’esistenza di un clima scolastico persecutorio nei confronti di Matteo è smentita da tutti gli accertamenti svolti. Non c’è stata istigazione al suicidio, non ci sono stati maltrattamenti». Tradotto: bullismo zero. «Va solo aggiunto, come emerge dalla relazione dell’ispettore scolastico Luigi Favro, che la stessa reazione manifestata da professori e studenti del Sommeiller, l’istituto frequentato da Matteo, è apparsa improntata a un profondo desiderio di interrogarsi e rimettersi in discussione…».
«Non c’era un clima omofobico all’interno della scuola. Né Matteo era omosessuale. Non che esserlo sia un fatto offensivo. Lascia perplessi – è il commento di Borgna – che diventi un’icona gay un ragazzo che non era tale». Nell’atto giudiziario si accenna alle immagini femminili rintracciate nel cellulare del ragazzo, «che indicano un’univoca attenzione per l’altro sesso».
La mamma, Precila Moreno: «Matteo mi diceva di sentirsi fuori dal gruppo, a scuola, di sentirsi ”molle”, e mi chiedeva: ”Perché sono così?” Probabilmente faceva dei confronti con i fratelli che sanno prendere anche atteggiamenti aggressivi, ”maschili”. Aveva una sensibilità e un modo di essere diverso dai maschi della sua età».
Ancora la mamma: «Nel corso dell’ultimo anno scolastico, a partire da settembre 2006, Matteo non mi ha più raccontato di particolari disagi o di scherzi fattigli dai compagni di scuola. Né io non l’ho mai visto angustiato o silenziosamente sofferente, come invece era accaduto l’anno prima». Quando corsero battute sulla sua sulla somiglianza con Jonathan (un personaggio caricaturalmente effeminato del Grande Fratello). La vicepreside intervenne rapidamente.
Il pm: «Dalle deposizioni emerge il profilo di un giovane alla ricerca della propria identità personale. Ma Matteo non aveva fatto cogliere possibili indizi del suo disagio esistenziale né ai docenti, né agli psicologi, né ai compagni di scuola. Questa generale incapacità è la conferma dell’insondabilità della profondità dell’animo umano, anche delle persone più vicine. Non può essere certo attribuita, in particolare, all’istituzione scolastica. Che, al contrario è apparsa nel suo insieme – è la conclusione dell’ispettore Favro – educativamente forte e nello stesso tempo attenta e sensibile alle esigenze anche personali degli allievi».

 

Fonte: http://www.gaylib.it/news/news25.html

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