Da Boston all’Alaska: Quando la Chiesa Compra il Silenzio

In principio fu Sex, Crimes and the Vatican, il documentario della Bbc trasmesso ormai più di un anno fa nel Regno Unito: quaranta minuti di video nel corso del quale veniva ricostruito quasi mezzo secolo di violenze compiute su minori da alcuni rappresentanti della Chiesa. Violenze protette dal muro di silenzio eretto da un documento – il Crimen Sollicitationis – il cui aggiornamento, nel 2001, era stato affidato addirittura all’allora cardinale Ratzinger.

Il documentario fu trasmesso da Michele Santoro in una discussa puntata di AnnoZero del maggio scorso. Ma, si sa, l’Italia non è l’Inghilterra e, a sei mesi di distanza, il preannunciato terremoto che quel video avrebbe dovuto scatenare ha prodotto ben pochi effetti. Qualche riflessione, qualche mal di pancia, poi il silenzio. In compenso, la Chiesa americana continua a regalare storie nuove e inaspettate. E sempre tristi.

Dopo gli scandali di Boston del 2002, giunti a conclusione con un accordo, l’estate scorsa, tra la diocesi di Los Angeles e 508 persone molestate o stuprate negli ultimi settant’anni, è notizia di oggi la decisione dell’ordine dei gesuiti di accettare il risarcimento di 110 eschimesi dell’Alaska che subirono abusi sessuali quando erano bambini o adolescenti, tra il 1961 e il 1987. Da quattro anni erano cominciate le denunce, racconta Mario Calabresi sulla Repubblica, ma il tempismo dei gesuiti nel proporre un accordo extragiudiziale è stato perfetto: 500 mila dollari per ogni vittima, a patto che siano ritirate le accuse nei confronti dei gesuiti coinvolti e non venga richiesta alcuna ammissione di colpevolezza.

Il totale del risarcimento raggiunge quindi la cifra stratosferica di 50 milioni di dollari, spiccioli a parte: la più alta che un ordine religioso abbia mai speso a titolo risarcitorio. Ma un somma conveniente agli occhi della Compagnia di Gesù, che per trenta denari o poco più (ovviamente aggiornati ai prezzi correnti) ha potuto comprare il silenzio di quel remoto angolo di mondo coperto di ghiacci.

Grazie a questo accordo, dunque, finirà ben presto nel dimenticatoio la vicenda, ad esempio, del diacono Joseph Lundowski, spedito a pascere le greggi di fedeli dell’isoletta di St. Michael, 15 chilometri di terra sperduti nel mare di Bering e abitati da appena 150 famiglie. Qui, ”padre” Lundowski abusò di quasi tutti i bambini dei due minuscoli villaggi di Stebbings e St. Michael, prima di lasciare l’isola, nel 1975. Accusato da 34 persone, che nelle testimonianze raccontano delle violenze avvenute dopo il catechismo in una minuscola chiesa, Lundowsky è nel frattempo morto (una decina di anni fa a Chicago). Come del resto la maggior parte dei sacerdoti accusati, mentre le vittime, che all’epoca avevano tra i cinque e i quindici anni, ne hanno oggi tra i trenta e i sessanta.

Per anni, sostiene l’accusa, i gesuiti hanno tenuto nascosto lo scandalo, arrivando nel 2004 addirittura a distruggere documenti ”scottanti” e senza mai prendere seri provvedimenti nei confronti dei preti ”a rischio”. Come il reverendo James Poole: i suoi superiori sapevano fin dal 1960 dei suoi ”comportamenti sessuali inappropriati”. Ma, anche quando lo richiamarono a Portland, lasciarono che continuasse ad insegnare ai bambini. Voci, ovvio, accuratamente smentite dalla Compagnia di Gesù, che ha anche negato l’altra ”diceria” secondo la quale i gesuiti avrebbero inviato per anni ”in esilio” – ma sarebbe meglio dire ”al confino” – in Alaska quei sacerdoti di cui conoscevano lo scomodo ”vizietto”.

Nessuno, racconta l’avvocato degli eschimesi Ken Roosa, aveva mai avuto il coraggio di denunciare gli abusi dei preti. Nessuno fino alla notizia dello scandalo che aveva investito la diocesi di Boston: solo allora, a poco a poco, iniziarono a emergere storie di disperazione, alcolismo e suicidi nelle terre scoperte dal capitano James Cook nel 1778.

Nel caso di Boston, come in questo, resta il rammarico per un accordo extragiudiziale che eviterà agli accusati l’imbarazzo del tribunale, al Vaticano ulteriori ”seccature” e, soprattutto, alla verità di emergere una volta per tutte. Ma negli States funziona così: tutto ha un prezzo, anche l’impunità per reati abominevoli, compiuti dietro i paraventi di un’istituzione che da sempre, e oggi più che mai, tenta di ergersi a portavoce e paladino di una moralità a senso unico. Basta pagare.

Fonte: mentecritica.net

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