calearo and co.

A Montecitorio fra novizi
ed ex ministri tornati peones
GIOVANNI CERRUTI
ROMA
E a metà pomeriggio Massimo Calearo comincia a friggere. «Ma dài, così non è possibile. Avrò risposto a duecento domande: com’è il primo giorno da deputato? Una giornata intera per votare tre volte, non si spreca il tempo in questo modo. Dalla prossima seduta mi porto il palmare e un paio di libri». Proprio accanto, stesso Partito democratico, storie ben diverse, c’è Antonio Boccuzzi, l’operaio della Thyssen di Torino: «Anche a me la stessa domanda, non ne posso più. Cosa ho imparato finora? Che visti da vicino, per me che li vedevo in tv, i politici sono diversi. La Russa, ad esempio. Lo pensavo un omone, e invece è piccolo…».

Per i cronisti può essere divertente, per loro no. Scusi, lei chi è? Chi proprio non si diverte sono i perdenti, quelli che sono tornati alla casella di partenza, peones e non più ministri, e stanno mogi agli angoli dei divani, immalinconiti dalla solitudine dei numeri zero. Basta guardare Giovanna Melandri per capire che in Transatlantico si sale e si crolla. Due mesi fa i reporter la inseguivano, adesso è il contrario. «Non credo che tutto possa scorrere come prima», dice lei. Appunto. Vagolano in astinenza da telecamera e si abbandonano nei divani del corridoio. Realacci, Pistelli, Bressa, Migliavacca, Parisi.

Quando arriva Berlusconi, o quando arriva Bossi, il Transatlantico registra qualche fibrillazione. Ci sono i berlusconiani che debbono conquistare un posto accanto al capo, e batte tutti e tutte Barbara Mannucci, la biondina sponsorizzata da Marcello Dell’Utri. Con Bossi ci sono i nuovi parlamentari, tutti in cravatta verde, mica come i veterani leghisti che si limitano al fazzolettone. E’ di Gianluca Buonanno, l’ex sindaco di Varallo Sesia reclutato dalla Lega, la prima incursione meditata per un’ora: una bottiglia di whisky per Walter Veltroni, «bevi, così potrai dimenticare». Ma Veltroni è anche astemio.

Beati i senatori, dicono dal Transatlantico. Mezza giornata, hanno eletto presidente Schifani, pratica evasa e saranno già in aereo per il ritorno a casa. A Palazzo Madama, al loro arrivo si son trovati Giulio Andreotti a dirigere l’aula. Quando è nato il più giovane dei senatori, il leghista di Cuggiono Massimo Garavaglia, era il 1968: Andreotti era ministro dell’Industria nel terzo governo Moro. Ma hanno trovato pure una Cicerona volonterosa, cosa non si fa per dare il benvenuto ai nuovi Padri della Patria, specie se hanno vinto. «Ecco, vede laggiù? Laggiù c’è la sala stampa…». Era Anna La Rosa, la signora di «Telecamere».

Ma è nel Transatlantico di Montecitorio che c’è più viavai. In un angolo parlottano Veltroni e Fassino. In un altro D’Alema e il giovane Colaninno. S’interrompono quando c’è da rientrare per il voto, e Roberto Maroni va al suo posto con un asinello di peluche in tasca, il suo portafortuna. E’ cambiata, l’aula. Ora che la sinistra non c’è più, è scivolata proprio da quella parte. D’Alema si ritrova al posto di Oliviero Diliberto, Rosy Bindi in quello di Vladimir Luxuria. Sui banchi della pattuglia radicale hanno messo delle medagliette d’argento con la Madonna, i sospetti finiscono sui teodem di Paola Binetti, è sempre meglio benedire.

Come dice Calearo, «qui il tempo non passa mai». C’è Renato Farina, il giornalista inguaiato nell’inchiesta milanese sul Sismi, portato alla Camera da Berlusconi in persona, che ripete a chiunque la sua buona fede. Ha un paio di occhiali con vezzosa montatura blu, e racconta d’aver appena sentito al telefono il pm dell’indagine, Armando Spataro: «Mi ha fatto gli auguri per il nuovo lavoro». Un altro giornalista, Andrea Sarubbi, racconta il suo miracolo. «Presentavo su Rai1 ”A Sua Immagine”, la messa della domenica mattina, ma avevo la vocazione della politica ed è passato il treno». Più che un treno la telefonata di Veltroni.

Nell’attesa della terza e inutile votazione c’è da provvedere alle incombenze più svariate. Ad esempio, come sarà la nuova formazione della Nazionale dei parlamentari? Non c’è più Augustone Rocchi, la saracinesca di Rifondazione. E nemmeno l’uomo spogliatoio, Salvatore Buglio. Neanche le punte, il verde Tommaso Pellegrino e l’ex An Marco Airaghi. Resta Daniele Marantelli, il numero 10, Pd eletto a Varese. L’hanno pure votato come presidente della Camera, forse i tifosi, ma è in ambasce. Proprio Antonio Boccuzzi («mi sono letto tutti i giornali») ha notizie inquietanti: «Pare che il vostro ct Carolina Morace si vada ad allenare negli Usa».

Il cortile di Montecitorio è sempre pieno, qui abitano i viziosi, i dipendenti da tabacco o da telecamera, o si fuma o si danno interviste e la chiacchiera si è spostata dalla buvette a queste panchine. Hai visto, ci sono ben due leghisti con l’orecchino. Hai visto la Di Centa, quella che faceva sci di fondo: è vestita di nero lucido, sembra la Pivetti in tv. Calearo spegne la sigaretta e scruta lo spicchio di cielo. Ha già capito da dove può venire il pericolo, dai piccioni. Ne passa uno e Paolo Bonaiuti, in diretta su Rai2, a momenti si ritrova la giacca di velluto nero con una bella macchia. Peccato per lui, dicono che porti fortuna.
fonte: la stampa.it

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