Meccanica dell’Opportunismo: Cambiare Opinione

« Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me »
(Epitaffio sulla tomba di Immanuel Kant dalla Critica della ragion pratica, 1788)

Credo che il cielo stellato indichi la libertà, grazie alla quale si ha la possibilità di poter avere il resto. Ma sono dubbioso, di chi parlava costui? a chi si riferiva? Chi cambia opinione e lo ammette pubblicamente è da ammirare, questa la frase che da alcuni mesi mi rigira nella testa, il concetto mi troverebbe anche daccordo, ma la sua applicazione? Molto meno. Sarà colpa mia sicuramente. E i dubbi aumentano: perchè alcune persone cambiano opinione? Non si potevano tenere quella vecchia? Se qualcuno mi pagasse per cambiare opinione? E se io accettassi? Si può cambiare opinione su un argomento singolo, su un paio, ma come dobbiamo giudicare cambi radicali, i famosi 360 gradi? Con pacatezza e comprensione? O bollare come cialtroni i saltimbanco di turno?

Sono dubbioso per farmi un’idea più chiara, vado ad analizzare alcuni esempi, di cui ultimamente abbiamo discusso in molti.
Sto parlando di persone che poco o nulla hanno a che vedere con gli ideali o le leggi morali. La loro storia è disseminata di pagamenti di varia natura.
Nel momento in cui ti fai pagare la tua libertà viene meno? E’ uno dei motivi per i quali Mentecritica non si arricchisce grazie alla pubblicità?

Chicco Testa: ex presidente di Legambiente, attualmente uno dei maggiori sponsor delle centrali nucleari, la sua storia sembra quella di un opportunista esemplare? E’ per questo che ha sempre potuto posare le terga su una sedia rilevante anche se i politici cambiavano? Vado a rileggermi un ricordo, magari mi passano i dubbi.

Paolo Guzzanti: ex PCI, ex PSI, ora Forza Italia, la sua storia sembra quella di un opportunista esemplare?

Io cerco, ma ad ogni ricerca i dubbi aumentano

Giuliano Ferrara: ex PCI, ex PSI, ora Forza Italia o giù di lì, la sua storia sembra quella di un opportunista esemplare? E’ per questo che lo troviamo sempre sul carro del vincitore o del potente di turno?

Sergio De Gregorio: da Forza Italia alla nuova Dc di Rotondi, di cui è stato vicepresidente nazionale, fino all’elezione al Senato con Di Pietro, eletto Presidente della Commissione Difesa con i voti della Cdl durante il governo Prodi. La sua storia sembra quella di un opportunista esemplare?

Francesco Rutelli: ex radicale, arrestato per aver fumato uno spinello, ex verde arcobaleno, ex democratico, ex margherita – basta – le altre andatevele a cercare. La sua storia sembra quella di un opportunista esemplare?
Fanno bene in ”Inciucio” Peter Gomez e Marco Travaglio a sostenere che Rutelli abbia smesso di battersi contro la censura televisiva, perché la moglie Barbara Palombelli ottenne un contratto da 300.000 euro con la RAI?

I dubbi aumentano e la lista sarebbe ancora lunga, ma mi vado a leggere questo articolo, ovviamente di un giornalista tedesco, che oltre a spiegarmi
l’opportunismo di Rifondazione Comunista e dei loro amichetti, illustra un punto di vista diverso rispetto ai fantomatici comunisti che hanno votato per la Lega, una barzelletta totalmente inventata che solo italici giornalisti avrebbero potuto coniare?

Perchè questa analisi? Nel momento in cui mister x cambia opinione, posizione, punto di vista si accorge che quella tenuta in precedenza era sbagliata? E se era sbagliata la vecchia, dovremmo premiare uno che diceva cose sbagliate stando ad ascoltarlo? Chi gli mette un microfono davanti alla bocca? E perchè? All’estero in che considerazione sarebbero tenute queste personalità?

Sono sommerso dai dubbi, credo sia il caso di andare in giardino a godermi il cielo stellato sopra di me e…

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Perché io Valgo

Il 2007 è stato designato dalla Commissione europea come ”Anno europeo delle Pari Opportunità per Tutti” con l’obiettivo di proporre un dibattito più esteso sui benefici della diversità per le società europee e di rendere i cittadini dell’Unione europea più consapevoli del loro diritto a ricevere uguale trattamento e a vivere una vita priva di discriminazioni.

Non per alcuni si e per altri no, proprio per tutti. Da sottolineare inoltre il diritto a ricevere uguale trattamento e vivere una vita priva di discriminazioni.

Sempre dal sito delle pari opportunità leggiamo stralci della delega.

..A decorrere dall’8 maggio 2008, il Ministro senza portafoglio per le pari opportunità on. dott.ssa Maria Rosaria Carfagna è delegata ad esercitare le funzioni di programmazione, indirizzo e coordinamento di tutte le iniziative, anche normative, nonché ogni altra funzione attribuita dalle vigenti disposizioni al Presidente del Consiglio dei Ministri nelle materie concernenti la promozione dei diritti della persona, delle pari opportunità e della parità di trattamento, nonché la prevenzione e rimozione di ogni forma e causa di discriminazione…

E ancora

…f) a promuovere e coordinare le azioni di Governo in tema di diritti umani delle donne e diritti delle persone, nonché volte a prevenire e rimuovere le discriminazioni per cause direttamente o indirettamente fondate, in particolare, sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, anche presiedendo il Comitato dei Ministri per l’indirizzo e la guida strategica in materia di tutela dei diritti umani presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con le competenze di cui al decreto del

Presidente del Consiglio dei Ministri 13 aprile 2007, al quale prendono parte i Ministri o le autorità da essi delegate, nonché organismi di parità ed anche in relazione a tali problematiche nelle loro interconnessioni con il fenomeno dell’immigrazione…

Roma, 13 Giugno 2008

Il Presidente:Berlusconi

 

Berlusconi quindi ha delegato Maria Rosaria Carfagna, tra le altre cose, a rimuovere le discriminazioni in particolare riguardanti l’orientamento sessuale (per ora è questa la parte che ci interessa per l’articolo), promuovere i diritti della persona, dare pari opportunità e pari trattamento a tutti i cittadini italiani.

In parole spicciole questo significa che un maggiorenne, con i requisiti del caso, possa prendere la patente, votare per la camera dei deputati, comprarsi una casa o un automobile, possa sposarsi e possa poter fare tutto questo qualunque sia la sua religione, status sociale, il suo genere e il suo orientamento sessuale.

L’incongruenza è sotto gli occhi di tutti ; gli omosessuali , nonostante abbiano tutti gli oneri dei cittadini italiani, tasse comprese,  non hanno tutti i diritti dei compatrioti eterosessuali. Non possono sposarsi, ne’ avere i diritti che il matrimonio implica; questo , in italiano, si chiama discriminazione.

Il fatto che Maria Rosaria Carfagna abbia rifiutato il patrocinio al gay pride del 2008 sta a significare che non solo non farà nulla per eliminare questa discriminazione, ma anzi, con la sua decisione, avalla e se possibile incentiva  l’esistenza di queste problematiche, ormai solo italiane.

Il gay pride altro non è se non l’urlo di rivendicazione dei diritti che mancano ad una fetta di popolazione. Se ne evince quindi che la ministra Maria Rosaria Carfagna, non sa svolgere il mandato che le è stato affidato, nonostante la laurea in giurisprudenza con tesi in Diritto dell’informazione e del sistema radiotelevisivo(?).

Chiedo quindi le sue immediate dimissioni, in quanto cittadino italiano, votante, lavoratore,  pagatore di tasse e di contributi vari.

A parte gli scherzi, non c’è molto altro da aggiungere; vi sottopongo quindi un bellissimo articolo, che ben inquadra la situazione sociale nel mondo evoluto, niente a che vedere con l’Italia. Quando alla fine dell’articolo leggerete ”iltempo.it ” non è un errore, anche se stenterete a crederci.

Per un ministro delle Pari Opportunità che rifiutando il patrocinio al Gay Pride sembra negare l’esistenza di una fetta di popolazione,  c’è tutto un mondo, quello delle aziende e della comunicazione, che a questa fetta fa sempre più attenzione.  Con iniziative forse un po’ furbette, come accusa qualcuno, ma certamente coraggiose, innovative ed esemplari.

È il caso della Philips, il colosso dell’elettronica, che per pubblicizzare il suo nuovo epilatore elettrico indolore ha ingaggiato un transgender.

«Sentirsi una donna è difficile con tutti i miei peli», dice mentre si depila il venticinquenne Karis, modello di Los Angeles, nella campagna per Satinelle Ice ideata dall’agenzia DDB, spiegando, non senza una punta d’ironia, che essendo uomo non sopporta il dolore. Un commercial simpatico e di buon gusto, insomma, che però non ha mancato di scatenare le solite polemiche, tra accuse di ”appoggiare chi va contro natura” e altre amenità da Medioevo.

Potenza del marketing. Che dire poi di L’Oreal Paris, che – riporta Prima Comunicazione – vanta come direttore generale internazionale l’algerino Youcef Nabi,  un personaggio che ”a vederlo non sembra né un uomo né una donna – forse le due cose insieme o forse una terza identità”. Un individuo che il caso vuole ami vestirsi in abiti femminili,  e che ha portato nuova linfa al mercato della cosmesi. Come quando arruolò l’allora 68enne Jane Fonda e la fece diventare un’icona di bellezza per tutte le età. Un individuo che è riuscito, scrive il mensile,  a trasformare lo slogan da lui stesso inventato («Perché io valgo») «in un qualcosa di più sostanzioso, più serio, più consapevole e più moderno». E scusate se è poco. «L’Oreal non valuta le persone in base all’orientamento sessuale,  politico o religioso, ma in base al talento e alle capacità», commenta l’azienda. Che tra l’altro è tra gli sponsor del Life Ball, il più grande evento di beneficenza  europeo per le vittime dell’Aids: un’enorme festa «en travesti» nel municipio di Vienna,  tra piume di struzzo, body art e qualche frustino.

Insomma, mentre chi la governa resta miopemente al palo, la società si evolve, trovando i propri modi per certificare le varie realtà che la compongono. «La pubblicità  – scrive un blogger a proposito di Philips – ha fatto quello che dovrebbe fare uno Stato civile: riconoscere l’esistenza di tutti i propri cittadini e trattarli nello stesso modo, senza differenze di classe, religione, sesso o gusti personali».

Chissà che un giorno non lo faccia anche il ministro delle Pari Opportunità.

fonte: iltempo.it

Su suggerimento del’autore, vi invitiamo a verificare il fatto che, curiosamente, cercando pari opportunità in google immagini, esce Brad Pitt col pisello da fuori. Un minimo di rivalsa per l’invasione di tette a beneficio dei maschi. (N.d.R.)

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Piccolo Bugiardino sul Federalismo Fiscale

Il federalismo fiscale è una dottrina economico-politica volta a instaurare una proporzionalità diretta fra le imposte riscosse in una determinata area territoriale del paese (i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni) e le imposte effettivamente utilizzate dall’area stessa.

fonte:wikipedia

Quindi, le tasse pagate in Lombardia devono essere spese per la Lombardia, riscosse dalla regione Lombardia ecc. ecc.; anche se i disegni di legge sono diversi e variegati, questa breve spiegazione ci serve per capire di cosa si parla.
In Italia il Federalismo Fiscale è già previsto dall’art. 119 della Costituzione; tuttavia non è ancora entrato in funzione a causa della finora mancata approvazione della necessaria legge ordinaria d’attuazione.
Ovviamente siamo all’anno zero, parliamo solo per ipotesi, in quanto non conosciamo ancora la proposta del Governo, ma abbiamo dati a sufficienza per iniziare a porci delle domande.
Io vivo in una regione del sud, una regione in cui si produce molta più energia di quanta se ne utilizza, il surplus viene immesso nella rete nazionale: vantaggi per la popolazione? Zero. Anzi iniziamo a subire dei danni; un Sindaco, ad esempio, ha vietato la produzione di ortaggi e ortofrutta nel raggio di 10 km da una centrale a carbone.
Se passasse il federalismo fiscale la mia regione potrebbe, con un regolamento interno, interrompere la fornitura esterna? Sarebbe cosa buona e giusta?

La mia regione è una di quelle che ha accolto in parte i rifiuti campani, anche se il Premier se ne prende i meriti, tutti i meriti, questi dovrebbero essere ripartiti fra quelle regioni che appunto hanno accettato la monnezza pur di dare una mano ai loro concittadini, fratelli, connazionali.
Se passasse il federalismo fiscale la mia regione potrebbe interrompere questa condivisione delle discariche? Sarebbe cosa buona e giusta?
Mi piacerebbe farvi riflettere adesso su un altro aspetto del federalismo fiscale e sulle aziende che troviamo nei nostri territori.
Avete presente i grandi centri commerciali che popolano le periferie delle nostre città? A chi pagano le tasse ?

Ovviamente pagano le tasse a seconda dell’ubicazione della sede fiscale, quindi l’Auchan di boh, Bari, paga le tasse attraverso la sua sede fiscale che sarà a boh, che ne so, Roma? Milano? Stesso discorso per l’Ipercoop, il Carrefour, le multisala Warner, i Mc Donald’s, le catene di profumerie, dai datemi una mano anche voi, Limoni, La Gardenia, Douglas; poi abbiamo i Brico Center, Oviesse, Ikea, Blockbuster, ok, ok la smetto.
Se passasse il federalismo fiscale la mia regione potrebbe, con un regolamento interno, obbligare questi esercizi, ad avere la sede fiscale dove si trova un loro negozio? I nostri politici hanno pensato a questi aspetti?
Mhhh… quasi quasi comincia a piacermi questo federalismo, staremo a vedere.

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Vendola ha Fatto Qualcosa di Sinistra. Finalmente

Il Presidente della Regione Puglia, uscendo dal torpore che l’ha contraddistinto nei primi anni di mandato, si è finalmente reso conto che il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, l’ILVA di Taranto, ammazza molta gente, in maniera diretta ed in maniera indiretta come ben si evince dal blog di Framaulo, a quanto vedo un nostro supporter.
Ma siccome l’ILVA negli ultimi quattro anni ha prodotto utili per 2,5 miliardi, e ci sono circa 13.500 occupati da tutelare, tutti, Vendola compreso, si muovono coi piedi di piombo. Che poi se uno ci pensa: perché questi sono da tutelare e i precari della scuola no? Già sentito vero? Che noia rimuginare sempre sulle stesse cose, anche se non ci sono risposte convincenti e c’è chi sostiene che non sia il caso di porsi queste domande. Mah.

Non divaghiamo; da alcuni anni è iniziato un tira e molla per costringere l’ ILVA ad abbassare le emissioni inquinanti, ma si restava sempre sul superficiale, come quei fidanzatini ingrifati che chiedono con insistenza alla fidanzatina di consumare, e questa, avendo il coltello dalla parte del manico, se la improfumava rimandando l’atto a data da destinarsi.
In questo caso il coltello è il ricatto occupazionale. Ogni volta che Vendola chiedeva controlli sulle sostanze inquinanti prodotte dal mostro (così chiamano a Taranto l’ILVA), se ne usciva qualche capoccia dello stabilimento ad affermare che avevano esuberi da mandare a casa, e questa storiella andava avanti con un tempismo imbarazzante.
I giorni passano, la fidanzatina si fa toccare ma non la da’, il governo cambia ed il patron dell’ILVA con tanto di curriculum e condanne alle spalle entra in CAI. Come mai? In cambio di cosa?

Vendola, come aveva fatto con il precedente governo, scrive una letterina a Berlusconi perché lo aiuti cambiando le leggi (fuori da ogni contesto europeo).
Immaginiamo che il premier si sia fatto grasse risate; infatti la Prestigiacomo, nuovo ministro dell’ambiente, ha prontamente agito; spieghiamo come usando qualche parolaccia.
La legge in vigore prevede che le aziende abbiano l’AIA (autorizzazione integrata ambientale), la commissione IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) ha il compito di preparare la documentazione tecnica relativa al rilascio dell’AIA.
La commissione IPPC è nominata dal ministro dell’ambiente. Ai tempi di Prodi erano stati nominati scienziati di chiara fama. La Prestigiacomo ha nominato neopresidente Dario Ticali, ingegnere e ricercatore all’Università privata Korè di Enna (se non sbaglio citata anche da Report, una sorta di cimitero per elefanti, ma questa ve la dovete cercare): e chi cazzo è costui?

L’ingegner Ticali ha scelto tra i 23 membri della commissione il referente sull’AIA dell’ILVA di Taranto.
La scelta è ricaduta su Bonaventura Lamacchia (deputato nella XIII legislatura per la lista Dini, poi Upr con Cossiga e infine Udeur, condannato a 2 anni e 5 mesi, pena patteggiata, come amministratore delegato e presidente del Cosenza Calcio. I reati? False fatturazioni, costi inesistenti riferiti a documenti contabili mai esistiti, ricettazione, falso in bilancio, falso ideologico, evasione fiscale quantificata dalla Guardia di Finanza in oltre 30 miliardi di lire. Inoltre la Procura federale della Federcalcio lo ha interdetto per cinque anni da qualsiasi incarico di natura sportiva, a causa dell’irregolare iscrizione del Cosenza Calcio ai campionati 1990-91 e 1994-95). Lamacchia, quando era sindaco del suo paese, incassò anche un anno di reclusione per turbativa d’asta. Nel 2002, dopo un anno di latitanza trascorsa tra Bratislava, Bari e Milano, venne arrestato. Fu condannato nel 2004, pena patteggiata, a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta e tentata estorsione: aveva distratto, destinandoli ad altre società, circa 2 miliardi di lire dalla Edicom e dalla Edilrestauri. Nella veste di procacciatore d’affari della canadese Warner Lambert, produttrice di caramelle alla liquirizia, aveva tentato di costringere produttori calabresi a cedere le radici di liquirizia a un prezzo inferiore al dovuto. Per finire, la settimana scorsa la Procura di Cosenza lo ha rinviato a giudizio per calunnia dopo che aveva denunciato il furto di assegni, risultati scoperti, per 12 mila euro.

Come avete potuto leggere se avete seguito il link, la ministra ha annunciato la sospensione dall’incarico dell’ingegnere Bonaventura Lamacchia, ma di dimissioni non se ne parla, nonostante il macroscopico errore; e che cazzo, facessi io un errore del genere finirei crocifisso e a questa non succede nulla?
Nè ci sembra che qualcuno le abbia chieste. Fra le altre pessime figure della Prestigiacomo segnaliamo anche questa.
Fatto sta che Vendola sembra essersi rotto, dei morti, delle malattie, dei politici prezzolati, e ha deciso di fare da solo con una legge regionale, la Prestigiacomo ha risposto con il ricatto occupazionale, vi ricorda niente?

Cosa possiamo fare noi? Credo che l’unica strada da percorrere sia elaborare qualche suggerimento sulla riconversione dei posti di lavoro.

Vox populi dice che per smantellare l’ILVA ci vogliano 50 anni; pensate che all’interno dell’ ILVA c‘è un servizio di navette e uno scalo ferroviario ad hoc; bene, sempre vox populi dice che i paesi esteri con occhi a mandorla sarebbero felicissimi di acquistarne i macchinari. Due più due fa ancora quattro? Vendiamo l’ILVA ai cinesi, i lavoratori occupati saranno impiegati nello smantellamento, e fra cinquant’anni cerchiamo una di quelle aziende turistiche tipo Alpitour per costruire un bel villaggio turistico; sì, perché l’ ILVA si affaccia proprio sul mare. Ovviamente quest’idea è criticabilissima, ma si accettano consigli di ogni specie; per quanti di voi invece abbiano intenzione di fare critiche distruttive, sappiate che vi augurerò tanta, ma tanta buona salute, perché ne avrete veramente bisogno.

 

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legge sul testamento biologico made in vaticano, che vergogna.

Testamento biologico: pronto il disegno di legge Buttiglione

Verrà presentato tra qualche giorno alla Camera il disegno di legge per il testamento biologico e le tematiche di fine vita, composto da 25 articoli e con primo firmatario Rocco Buttiglione. Il testo, alla cui stesura hanno collaborato anche teologi, è stato visionato in Vaticano, che lo ha ritenuto ”non in contrasto” col magistero.
Prevede che si possa rifiutare per iscritto l’intervento chirurgico con cui viene inserita la cannula che fornisce idratazione e alimentazione artificiali, che non potranno essere però interrotte, a meno di infezioni. Viene inoltre data la facoltà di scrivere un documento con le indicazioni anticipate. Al momento del ricovero il medico registra tali dichiarazioni, ma deve certificare se non contrastino con la legge e con la sua etica professionale. Vietata l’eutanasia (anche ”attraverso condotte omissive”, ovvero sospensione dell’alimentazione) ed ”ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio”.
Si possono comunque rifiutare le cure sproporzionate rispetto alle prospettive di recupero o successo, anche se ciò comporta accelerazione del decesso. Nel caso in cui il medico, nell’attuare la terapia del dolore o accompagnare verso la fine della vita, provochi o acceleri il decesso, non commette omicidio: questo punto in particolare è uno di quelli più dubbi per il Vaticano.
Il paziente può nominare anche un fiduciario e dargli istruzioni nel caso in cui non potesse esprimersi: ma il rifiuto di una terapia salvavita rimane ”atto personalissmo che non può in nessun caso essere delegato”. L’idratazione e l’alimentazione artificiale non sono ritenuti ”terapia”, ma semplici ”ausili”: l’operazione che comporta l’impianto della cannula invece è una ”terapia”.

fonte: uaar

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gentaglia antiabortista

Messico, approvano l’aborto e Il Cardinale li scomunica

L’arcidiocesi di Città del Messico ha scomunicato il sindaco di Città del Messico, Marcelo Ebrard, e tutti i deputati del «Distrito federal» che hanno votato e approvato la settimana scorsa il provvedimento di depenalizzazione dell’aborto. La notizia è stata data ufficialmente dalla stessa arcidiocesi guidata dal cardinale Norberto Rivera Carrera, che in questi giorni si trova a Roma.

Il portavoce del cardinale, il sacerdote Hugo Valdemar, riferendosi ai parlamentari di Città del Messico – la capitale è governata da una maggioranza di sinistra – ha affermato: «Abbiano la decenza di non entrare in cattedrale né in nessuna altra Chiesa cattolica del mondo finché non saranno perdonati». La scomunica ha precisato Valdemar, «è un fatto, una legge della Chiesa che si applica ai cattolici».

Il Parlamento del Distretto Federale ha approvato la legge con 46 voti a favore e 19 contrari, il provvedimento ammette l’aborto entro le prime 12 settimane di gravidanza. La discussione della legge è stata accompagnata da forti polemiche e da dimostrazioni di piazza da una parte e dall’altra, mentre la Chiesa ha fatto sentire la sua voce. Anche dal Vaticano è arrivato un messaggio di Benedetto XVI che invitava i vescovi del Messico a difendere la vita.

Si tratta di una svolta in America Latina, in quanto l’unico Stato che fino ad ora si era dotato di una legislazione favorevole all’interruzione di gravidanza era Cuba. In questi mesi la discussione sull’aborto e quindi su leggi che ne permettessero la pratica, si è aperta in Paesi come il Brasile e l’Argentina, che insieme al Messico sono fra i paesi cattolici più grandi del mondo. La scomunica contro i politici che hanno votato la legge favorevole alla depenalizzazione dell’aborto rappresenta poi una presa di posizione particolarmente dura da parte della Chiesa messicana sulla quale lo stesso Vaticano nei giorni scorsi aveva espresso qualche perplessità.

Secondo il codice di diritto canonico infatti la scomunica latae sententiae appannaggio del vescovo, comprende chi ricorre alla pratica dell’aborto, cioè la donna, e chi lo rende possibile, cioè lo attua, vale a dire i medici. I politici fino ad ora non erano stati chiamati in causa per la scomunica ma solo richiamati con estrema fermezza a una coerenza di comportamenti con la dottrina della Chiesa in materia. Dunque quanto affermato dall’arcidiocesi della capitale messicana costituisce un ulteriore escalation nel confronto-scontro che in questi mesi divide la Chiesa da settori importanti della politica e delle istituzioni nell’area latinoamericana. Di fatto la linea di dura intransigenza inaugurata da Norberto Rivera Carrera sull’aborto viene messa in campo dalla Chiesa a pochi giorni dall’arrivo del Pontefice in Brasile a San Paolo e dall’inizio della V conferenza dell’episcopato latinoamericano. […]

Il testo integrale dell’articolo è stato pubblicato sul sito de L’Unità

 

fonte:uaar

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argentine pro-aborto

Argentina, diecimila donne in marcia per depenalizzazione dell’aborto

Diecimila donne hanno marciato ieri a Jujuy, città argentina che ospitava il XXI Incontro nazionale a loro dedicato, per chiedere la depenalizzazione dell’aborto, l’uguaglianza dei diritti, notizie sulla sorte di Jorge Lopez, testimone chiave del processo contro un membro della dittatura e scomparso da oltre un mese, e la liberazione di Romina Tejerina, condannata a 14 anni di carcere perché accusata di aver ucciso sua figlia appena nata. Un gruppo ha concluso la marcia davanti alla Cattedrale, dove alcuni fedeli in preghiera, aiutati dalle forze dell’ordine, hanno impedito alle donne di avvicinarsi.

fonte: uaar

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gentaglia antiaborto

Uruguay: la Camera dice sì alla depenalizzazione dell’aborto

Cinque giorni fa la Camera dei deputati dell’Uruguay ha approvato di stretta misura (49 voti contro 48) il progetto di legge sulla depenalizzazione dell’aborto. Il testo autorizza una donna a interrompere la gravidanza entro le prime dodici settimane: oltre tale limite la possibilità è ristretta a due casi di rischio, di malformazione del feto o di salute della madre. Come già scritto (cfr. Ultimissima del 3 novembre) il presidente Tabaré Vazquez opporrà con ogni probabilità il proprio veto. La Conferenza Episcopale Uruguaiana ha già provveduto a ufficializzare la scomunica per i parlamentari battezzati che hanno votato a favore del provvedimento.

fonte: uaar

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gentaglia antigay

Onu: Vaticano contro depenalizzazione dell’omosessualità

La Francia ha presentato all’Onu una proposta per la depenalizzazione globale dell’omosessualità. L’osservatore vaticano presso l’Onu, monsignor Celestino Migliore, si dice però contrario, perché ”gli stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”. Sarebbero gli stati che non riconoscono i diritti dei gay a subire ”implacabili discriminazioni”.
Replica Arcigay: ”È di una gravità inaudita che il Vaticano, e quindi, la Chiesa cattolica tutta, si adoperi affinché questa richiesta non passi e, si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay e di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari”. Bisogna ricordare infatti che l’omosessualità è esplicitamente punita (anche con la morte) in una novantina di paesi e che una sua eventuale depenalizzazione internazionale non comporta necessariamente l’approvazione dei matrimoni omosessuali. L’argomentazione addotta dall’osservatore vaticano è per l’Arcigay ”una scusa”, ”studiata e cinica bugia per nascondere ciò che realmente il Vaticano vuole: mantenere la pena di morte e il carcere per le persone omosessuali”.

fonte: uaar

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i soliti sospetti

Cattive compagnie (di bandiera)

Per accontentare Silvio Berlusconi Emma Marcegaglia si è cacciata in un bel guaio. Per Alitalia ha rinnegato principi come libero mercato e concorrenza
Emma Marcegaglia
S’è cacciata in un guaio, Emma Marcegaglia, nell’ansia di portare la sua razioncina d’oro alla Patria. Cioè il suo oboletto all’AliSilvio. Strapazzata perfino sul giornale confindustriale dall’economista liberale Alberto Alesina, concorre col penultimo predecessore Antonio D’Amato al record di servilismo filogovernativo in viale dell’Astronomia. Quando parlerà di libero mercato, qualcuno le ricorderà che è entrata in una compagnia aerea nata dalla sospensione delle regole antitrust con modifica ad hoc di tre leggi.

Quando esalterà il rischio d’impresa, qualcuno le rammenterà che il governo le ha consegnato la nuova Alitalia ripulita da debiti ed esuberi. Quando siederà a trattare col governo per conto degli imprenditori sarà sospettata di ripagare il governo della grazia ricevuta. Quando un socio di Confindustria rischierà il crac, Emma dovrà spiegargli come mai la sua impresa deve fallire, mentre Alitalia no. Solo pochi mesi fa, sotto Montezemolo, l’associazione degli industriali aveva mollato alla classe politica uno schiaffo morale, cominciando a espellere i soci che pagano il pizzo anziché denunciare il racket mafioso.

Ora quel patrimonio di legalità va rapidamente evaporando. Questione di coerenza. Il gruppo Marcegaglia, pochi mesi fa, ha patteggiato per corruzione al Tribunale di Milano a proposito di una tangente pagata nel 2003 a un manager dell’Enipower in cambio di un appalto: pena pecuniaria 500 mila euro e 250 mila di confisca alla Marcegaglia Spa, pena pecuniaria di 500 mila euro e 5 milioni di confisca alla controllata NE Cct Spa, 11 mesi di reclusione patteggiati dal vicepresidente Antonio Marcegaglia (fratello di Emma). Il padre Steno, invece, è stato condannato dal Tribunale di Brescia a 4 anni per la bancarotta Italcase-Bagaglino. Nello stesso processo di primo grado, sono stati condannati Roberto Colaninno (4 anni) e Cesare Geronzi.


Colaninno è il presidente della nuova Alitalia, mentre Geronzi è indicato fra i grandi sponsor dell’operazione. Ma la cordata è impreziosita da un altro condannato in primo grado, il costruttore Marcellino Gavio (già arrestato nel ’93 per Tangentopoli, dopo mesi di latitanza all’estero, s’è appena buscato 6 mesi per violazione di segreto investigativo) e dal pregiudicato Salvatore Ligresti (2 anni e mezzo definitivi per Tangentopoli). Ora, espellere chi non denuncia il racket mafioso è un’ottima idea. Ma chi paga il pizzo in Sicilia, di solito, ha la lupara alla tempia. Chi paga mazzette in Lombardia no. Con che faccia la Confindustria caccia chi subisce il racket (e per la legge è vittima di un reato) e non chi sgancia tangenti (e per la legge è colpevole di un reato)? Sarebbe come se il ministro Gelmini denunciasse le promozioni facili al Sud e poi volasse a Reggio Calabria per dare l’esame da avvocato. Per dire.
(12 settembre 2008)
 
fonte: espresso.repubblica.it

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